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IL GOLFO

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Descrizione

Devono essere stati colpiti da un coccolone tutti i cattocomunisti e gli anali di stretta fede finiana, a leggere certi interventi di Piero Ottone e di Eugenio Scalfari, sulle pagine de La Repubblica. I due giornalisti, che in gioventù furono fascisti come Giorgio Bocca, hanno espresso una certa simpatia per Benito Mussolini che, paragonato a Berlusconi, era, è e sarà un gigante ineguagliabile. Figuriamoci poi se lo paragoneranno ad un Prodi, a un Pecoraio Scanio o a un Mastella. I loro colleghi di destra, hanno starnazzato che la sortita nostalgica di Ottone e Scalfari, è solo un ulteriore attacco demonizzante del berlusca, rammaricandosi che la polemica politica debbe usare questi mezzucci. A parte il fatto che a "mezzucci" simili, anche se di colore opposto, ricorrono un po' tutti, credo che i due giornalisti de La Repubblica, al di la del fine strumentale della loro sortita, abbiano detto una verità storica, malamente nascosta sotto il tragico epilogo di un periodo, che non può essere cancellato, perché volente o nolente, è parte di questo Paese. Il paragone tra Mussolini e Berlusconi è praticamente impossibile, perché il primo ha ammodernato l'Italia, gettando le basi per l'industrializzazione e lo stato sociale, mentre il secondo non è riuscito ad andare oltre la semplice enunciazione del suo libro dei sogni. L'analisi storica agganciata a parametri, visioni, sensibilità dell'oggi è idiota e priva di qualsiasi valenza scientifica. Per essere obiettiva e seria, bisogna rapportarla a cosa era il paese prima ed inserirla nel contesto del suo tempo. Facciamolo, allora, questo paragone. Berlusconi ci aveva promesso "grandi opere". In cinque anni quante ne ha iniziate? Mussolini in quattro anni fece prosciugare le paludi pontine e inaugurò quattro città, rispondenti alle più moderne tendenze urbanistiche. In pochi anni cambiò il volto di città a paesi, dette impulso alla industrializzazione, ammodernando l'agricoltura, costruì scuole, ospedali, case popolari. Credo che fu l'unico ad imporre agli Agnelli (che non vestivano solo alla marinaretta, ma anche da balilla e piccole italiane, mentre il senatore padre ostentava il fez) una cosa utile per i lavoratori e non solo alla "famiglia", come è sempre successo dopo. Visitando il nuovo Lingotto, Mussolini incrociò un operaio che mangiava dalla gamella seduto vicino alla catena di montaggio. Il Duce ordinò al sen. Agnelli la costruzione di una mensa. Venne inaugurata sei mesi dopo... Berlusconi voleva riformare lo Stato, ma le sue riforme, monche, condizionate, confuse, non mangeranno il panettone del Natale 2006. Quelle volute da Mussolini, dalla giustizia alla scuola, alla sanità, al welfare, al lavoro hanno resistito ad una disastrosa guerra, al ritorno alla democrazia, al vento insanguinato del nord e molte di esse reggono ancora il portato sociale e giuridico del Paese. Anche la partecipazione agli utili delle imprese, canto del cigno del fascismo rivoluzionario ormai affrancato dal ricatto di tutti i poteri forti, è stata recuperata - e poi ignorata - dalla Costituzione Italiana. E' vero che lo Stato di Mussolini era totalitario, ma anche Berlusconi ha una maggioranza blindata e bulgara che, se fosse stata anche una maggioranza di persone serie, avrebbe realizzato tutte le cose promesse e rimaste sulla carta e non solo quelle che interessavano ai potentati economici.



SOCIALISTI

A un amico, reduce dal convegno dei socialisti, ho chiesto polemicamente se si era disinfettato... Mi ha rinfacciato la mia non rinnegata fede politica. Polemicamente è stato felice, anche se non ha considerato la mia controreplica: a lui ed ai tanti socialisti sparsi a far danni a destra ed a sinistra, si possono contestare gli errori e le mariulizie dei capi del PSI. Il mio amico, all'epoca di Craxi era dirigente locale di quel partito, e - come Mizar ha rinfacciato a Franco Iacono - non ha preso mai le distanze da quel sistema corruttivo, così come i democristiani, i liberali, i socialdemocratici non le hanno prese dai loro capi, nella stagione della grande abbuffata. Io sono nato nel 1949 ed mi sono convertito ad una fede criminalizzata, aggredita e discriminata. Gli errori del fascismo non mi si possono essere addebitati, perché non c'ero, mentre io posso addebitare gli errori dell'arco costituzionale a tutti quelli che gli stavano sotto, guardandosi bene dal denunciare certe schifezze per beneficiare, anche se indirettamente, dei vantaggi della stagione delle tangenti.







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